CORSO ON LINE 2026 “Chiedimi chi sono stato”

CHIEDIMI CHI SONO STATO: Retrogenesi, prassi ed emozioni

Un percorso formativo per riscoprire la persona oltre la malattia

Ci sono domande che non cercano una risposta immediata, ma un ascolto profondo. “Chi sono stato?” è una di quelle domande che attraversano il tempo, la memoria e l’identità umana. È una domanda che emerge silenziosamente negli occhi di chi vive una demenza, nei gesti rallentati, nelle parole dimenticate e nei frammenti di ricordi che riaffiorano senza ordine apparente.

Quando la memoria si dissolve, quando il linguaggio cambia e l’autonomia sembra ritirarsi giorno dopo giorno, ciò che resta non è soltanto una diagnosi clinica. Resta una persona. Resta una storia di vita fatta di emozioni, relazioni, abitudini, esperienze, desideri e dignità.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il corso “CHIEDIMI CHI SONO STATO: Retrogenesi, prassi ed emozioni”, un percorso formativo pensato per professionisti, caregiver, operatori socio-sanitari, educatori, familiari e per chiunque desideri comprendere in modo più autentico e profondo il mondo delle demenze.

Non un semplice corso tecnico, ma un’esperienza di formazione umana e professionale che unisce neuroscienze, epigenetica, relazione d’aiuto e approccio Montessori applicato alle demenze.

Oltre la diagnosi: riscoprire la persona

La società contemporanea tende spesso a definire le persone attraverso ciò che perdono: memoria, autonomia, orientamento, capacità cognitive. Nelle demenze, questa prospettiva rischia di ridurre l’individuo a un insieme di deficit e sintomi.

Eppure, chi lavora quotidianamente accanto alle persone con deterioramento cognitivo sa bene che esiste molto di più.

Dietro ogni difficoltà permane un universo emotivo vivo e complesso. Persistono bisogni profondi di riconoscimento, sicurezza, relazione e appartenenza. Rimangono memorie corporee, automatismi, gesti appresi nel corso della vita, emozioni che continuano a emergere anche quando le parole non riescono più a raccontarle.

Questo corso nasce proprio con l’obiettivo di cambiare prospettiva: non focalizzarsi esclusivamente su ciò che viene meno, ma imparare a osservare e valorizzare ciò che ancora esiste.

Perché la cura autentica non coincide soltanto con l’assistenza.
La cura autentica è relazione.
È presenza.
È capacità di riconoscere l’essere umano oltre la malattia.

 

Neuroscienze ed epigenetica: il cervello non è solo biologia

Il corso approfondirà anche il contributo delle neuroscienze e dell’epigenetica nella comprensione delle demenze e dei processi di invecchiamento.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato quanto l’ambiente relazionale, emotivo e sociale influenzi il funzionamento cerebrale.

Le emozioni, lo stress, la qualità delle relazioni, la stimolazione cognitiva e il senso di appartenenza hanno un impatto reale sul benessere della persona.

L’epigenetica ci insegna infatti che i geni non rappresentano un destino immutabile: il contesto di vita può influenzare l’espressione biologica e il modo in cui l’organismo reagisce agli eventi.

In quest’ottica, la cura non può essere ridotta a una semplice gestione sanitaria.

L’ambiente, il tono della voce, la qualità del contatto umano, il rispetto dei tempi della persona e la possibilità di sentirsi ancora competente diventano elementi terapeutici fondamentali.

Il percorso formativo offrirà strumenti concreti per comprendere come il cervello emotivo continui a essere attivo anche nelle fasi avanzate della malattia e come le emozioni possano rappresentare un canale privilegiato di connessione.

Il Modello Montessori applicato alle demenze

Uno degli aspetti più innovativi e trasformativi del corso sarà l’approfondimento del Modello Montessori applicato alle demenze.

Ispirato ai principi educativi sviluppati da Maria Montessori, questo approccio propone una visione profondamente rispettosa della persona, focalizzata sulle capacità residue e non sui limiti.

La persona con demenza non viene considerata “malata da gestire”, ma individuo ancora capace di fare, scegliere, partecipare e comunicare.

Quando si parla di memoria, si pensa spesso esclusivamente ai ricordi coscienti: nomi, date, eventi, informazioni.

Ma esistono forme di memoria più profonde, radicate nel corpo e nelle abitudini.

Riconoscerne il valore significa cambiare completamente il paradigma assistenziale.

Ogni piccolo gesto mantenuto rappresenta un frammento di identità preservata.

Ogni occasione di autonomia diventa un atto di rispetto.

Emozioni e relazione: il cuore della cura

Le demenze modificano il linguaggio verbale, ma non cancellano il bisogno di relazione.

Anzi, spesso rendono ancora più importante la comunicazione emotiva.

Una parola gentile, uno sguardo rassicurante, una presenza calma, il tono della voce, il contatto fisico rispettoso: tutto comunica.

La persona con demenza può dimenticare ciò che è stato detto, ma difficilmente dimenticherà come si è sentita.

Per questo motivo, il corso dedicherà ampio spazio alla dimensione emotiva della cura.

I partecipanti saranno accompagnati nella riflessione sul proprio modo di stare in relazione, imparando a riconoscere:

  • il valore dell’ascolto autentico;
  • l’importanza della comunicazione non verbale;
  • il peso emotivo delle parole;
  • la gestione delle emozioni difficili;
  • la costruzione di ambienti relazionali sicuri;
  • la validazione emotiva;
  • il rispetto della dignità personale.

Prendersi cura non significa semplicemente assistere.

Prendersi cura significa creare uno spazio nel quale la persona possa ancora sentirsi vista, riconosciuta e accolta..

Oltre la perdita, la possibilità di incontro

Le demenze ci pongono davanti a domande profonde sul significato dell’identità, della memoria e della cura.

Ma ci offrono anche la possibilità di riscoprire una forma di umanità più autentica.

Quando smettiamo di rincorrere esclusivamente ciò che è stato perso, iniziamo finalmente a vedere ciò che è ancora presente.

Un’emozione.
Un gesto.
Uno sguardo.
Una mano che cerca un’altra mano.

È lì che la relazione continua.
È lì che la cura ritrova il suo significato più profondo.

Perché oltre la diagnosi esiste l’umano.
E l’umano ha bisogno di essere riconosciuto, accolto e rispettato fino all’ultimo istante della sua storia.

In un tempo in cui l’invecchiamento della popolazione rende sempre più urgente una riflessione seria sul tema delle demenze, diventa fondamentale promuovere una formazione capace di unire competenza scientifica ed empatia.

Questo corso rappresenta un invito a cambiare sguardo.

A passare dalla logica della perdita alla valorizzazione delle capacità residue.
A sostituire il controllo con la relazione.
A trasformare la cura in un incontro autentico.

Perché nessuna persona è soltanto la sua malattia.

E anche quando i ricordi sembrano dissolversi, resta sempre qualcosa di profondamente essenziale:
la possibilità di sentirsi ancora riconosciuti come esseri umani.

 

informazione sul corso in partenza: info@avoncellianita.it