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CORSO ON LINE 2026 “Chiedimi chi sono stato”

CHIEDIMI CHI SONO STATO: Retrogenesi, prassi ed emozioni

Un percorso formativo per riscoprire la persona oltre la malattia

Ci sono domande che non cercano una risposta immediata, ma un ascolto profondo. “Chi sono stato?” è una di quelle domande che attraversano il tempo, la memoria e l’identità umana. È una domanda che emerge silenziosamente negli occhi di chi vive una demenza, nei gesti rallentati, nelle parole dimenticate e nei frammenti di ricordi che riaffiorano senza ordine apparente.

Quando la memoria si dissolve, quando il linguaggio cambia e l’autonomia sembra ritirarsi giorno dopo giorno, ciò che resta non è soltanto una diagnosi clinica. Resta una persona. Resta una storia di vita fatta di emozioni, relazioni, abitudini, esperienze, desideri e dignità.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il corso “CHIEDIMI CHI SONO STATO: Retrogenesi, prassi ed emozioni”, un percorso formativo pensato per professionisti, caregiver, operatori socio-sanitari, educatori, familiari e per chiunque desideri comprendere in modo più autentico e profondo il mondo delle demenze.

Non un semplice corso tecnico, ma un’esperienza di formazione umana e professionale che unisce neuroscienze, epigenetica, relazione d’aiuto e approccio Montessori applicato alle demenze.

Oltre la diagnosi: riscoprire la persona

La società contemporanea tende spesso a definire le persone attraverso ciò che perdono: memoria, autonomia, orientamento, capacità cognitive. Nelle demenze, questa prospettiva rischia di ridurre l’individuo a un insieme di deficit e sintomi.

Eppure, chi lavora quotidianamente accanto alle persone con deterioramento cognitivo sa bene che esiste molto di più.

Dietro ogni difficoltà permane un universo emotivo vivo e complesso. Persistono bisogni profondi di riconoscimento, sicurezza, relazione e appartenenza. Rimangono memorie corporee, automatismi, gesti appresi nel corso della vita, emozioni che continuano a emergere anche quando le parole non riescono più a raccontarle.

Questo corso nasce proprio con l’obiettivo di cambiare prospettiva: non focalizzarsi esclusivamente su ciò che viene meno, ma imparare a osservare e valorizzare ciò che ancora esiste.

Perché la cura autentica non coincide soltanto con l’assistenza.
La cura autentica è relazione.
È presenza.
È capacità di riconoscere l’essere umano oltre la malattia.

 

Neuroscienze ed epigenetica: il cervello non è solo biologia

Il corso approfondirà anche il contributo delle neuroscienze e dell’epigenetica nella comprensione delle demenze e dei processi di invecchiamento.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato quanto l’ambiente relazionale, emotivo e sociale influenzi il funzionamento cerebrale.

Le emozioni, lo stress, la qualità delle relazioni, la stimolazione cognitiva e il senso di appartenenza hanno un impatto reale sul benessere della persona.

L’epigenetica ci insegna infatti che i geni non rappresentano un destino immutabile: il contesto di vita può influenzare l’espressione biologica e il modo in cui l’organismo reagisce agli eventi.

In quest’ottica, la cura non può essere ridotta a una semplice gestione sanitaria.

L’ambiente, il tono della voce, la qualità del contatto umano, il rispetto dei tempi della persona e la possibilità di sentirsi ancora competente diventano elementi terapeutici fondamentali.

Il percorso formativo offrirà strumenti concreti per comprendere come il cervello emotivo continui a essere attivo anche nelle fasi avanzate della malattia e come le emozioni possano rappresentare un canale privilegiato di connessione.

Il Modello Montessori applicato alle demenze

Uno degli aspetti più innovativi e trasformativi del corso sarà l’approfondimento del Modello Montessori applicato alle demenze.

Ispirato ai principi educativi sviluppati da Maria Montessori, questo approccio propone una visione profondamente rispettosa della persona, focalizzata sulle capacità residue e non sui limiti.

La persona con demenza non viene considerata “malata da gestire”, ma individuo ancora capace di fare, scegliere, partecipare e comunicare.

Quando si parla di memoria, si pensa spesso esclusivamente ai ricordi coscienti: nomi, date, eventi, informazioni.

Ma esistono forme di memoria più profonde, radicate nel corpo e nelle abitudini.

Riconoscerne il valore significa cambiare completamente il paradigma assistenziale.

Ogni piccolo gesto mantenuto rappresenta un frammento di identità preservata.

Ogni occasione di autonomia diventa un atto di rispetto.

Emozioni e relazione: il cuore della cura

Le demenze modificano il linguaggio verbale, ma non cancellano il bisogno di relazione.

Anzi, spesso rendono ancora più importante la comunicazione emotiva.

Una parola gentile, uno sguardo rassicurante, una presenza calma, il tono della voce, il contatto fisico rispettoso: tutto comunica.

La persona con demenza può dimenticare ciò che è stato detto, ma difficilmente dimenticherà come si è sentita.

Per questo motivo, il corso dedicherà ampio spazio alla dimensione emotiva della cura.

I partecipanti saranno accompagnati nella riflessione sul proprio modo di stare in relazione, imparando a riconoscere:

  • il valore dell’ascolto autentico;
  • l’importanza della comunicazione non verbale;
  • il peso emotivo delle parole;
  • la gestione delle emozioni difficili;
  • la costruzione di ambienti relazionali sicuri;
  • la validazione emotiva;
  • il rispetto della dignità personale.

Prendersi cura non significa semplicemente assistere.

Prendersi cura significa creare uno spazio nel quale la persona possa ancora sentirsi vista, riconosciuta e accolta..

Oltre la perdita, la possibilità di incontro

Le demenze ci pongono davanti a domande profonde sul significato dell’identità, della memoria e della cura.

Ma ci offrono anche la possibilità di riscoprire una forma di umanità più autentica.

Quando smettiamo di rincorrere esclusivamente ciò che è stato perso, iniziamo finalmente a vedere ciò che è ancora presente.

Un’emozione.
Un gesto.
Uno sguardo.
Una mano che cerca un’altra mano.

È lì che la relazione continua.
È lì che la cura ritrova il suo significato più profondo.

Perché oltre la diagnosi esiste l’umano.
E l’umano ha bisogno di essere riconosciuto, accolto e rispettato fino all’ultimo istante della sua storia.

In un tempo in cui l’invecchiamento della popolazione rende sempre più urgente una riflessione seria sul tema delle demenze, diventa fondamentale promuovere una formazione capace di unire competenza scientifica ed empatia.

Questo corso rappresenta un invito a cambiare sguardo.

A passare dalla logica della perdita alla valorizzazione delle capacità residue.
A sostituire il controllo con la relazione.
A trasformare la cura in un incontro autentico.

Perché nessuna persona è soltanto la sua malattia.

E anche quando i ricordi sembrano dissolversi, resta sempre qualcosa di profondamente essenziale:
la possibilità di sentirsi ancora riconosciuti come esseri umani.

 

informazione sul corso in partenza: info@avoncellianita.it

NON È TURNOVER, È UNA PERDITA

NON È TURNOVER, È UNA PERDITA

Nel settore socio-sanitario sta accadendo qualcosa che non possiamo più ignorare: sempre più professionisti scelgono di andarsene. Non di cambiare struttura. Non di cambiare ruolo. Ma di lasciare, del tutto, una professione che avevano scelto per vocazione.
Perché?
Non è solo una questione economica, anche se una retribuzione adeguata resta fondamentale. Il punto più profondo è un altro: manca il riconoscimento. Manca la valorizzazione reale di ciò che questi professionisti portano ogni giorno — competenze, esperienza, ma soprattutto quel “calore di cura” che non si misura in numeri ma che fa la differenza nella vita delle persone.
Quando questo valore non viene visto, quando l’impegno viene dato per scontato, quando la qualità del lavoro non è premiata ma ignorata, accade qualcosa di inevitabile: i migliori iniziano a guardarsi intorno.
E spesso se ne vanno.
La parte più critica? Non è solo la perdita di talento. È il fatto che, troppo spesso, queste persone vengono lasciate andare senza resistenza. Perché dietro di loro c’è un “ricambio” più economico: professionisti meno esperti, meno formati, ma più allineati. Più silenziosi. Più compiacenti.
Gli “yes man” e le “yes woman” che, magari inconsapevolmente, alimentano sistemi in cui l’ego gerarchico conta più della qualità del servizio.
Ma a quale prezzo?
Un sistema socio-sanitario che perde i suoi professionisti migliori non perde solo competenze. Perde umanità, perde fiducia, perde qualità.
E soprattutto perde futuro.
Forse la domanda da porci non è perché se ne vanno.
Ma perché dovrebbero restare.
Se potete scrivete nei commenti cosa ne pensate.

Fare formazione è anche accompagnare le strutture a comprendere questo.
Per formazioni di teambulding, sviluppo professionale: www.avoncellianita.it

Padova – 27 marzo 2026
Corso di Stimolazione Cognitiva attraverso il Modello Montessori per le demenze
Ai grandi progetti di marketing preferiamo la risposta concreta ai bisogni individuali.
Ai proclami altisonanti preferiamo la serenità, l’attività pratica e l’attenzione quotidiana.
Ai minutaggi rigidi rispondiamo con la calma e la tranquillità di cui le persone con demenza — e i professionisti che le accompagnano — hanno davvero bisogno per fare un vero lavoro di cura.
Il percorso si sviluppa secondo una prospettiva montessoriana: al centro c’è sempre la persona, i suoi tempi, la qualità dell’ambiente e il rispetto profondo della sua individualità.
Ambiente preparato, apprendimento attivo e valorizzazione delle funzioni cognitive residue diventano strumenti concreti per sostenere memoria, attenzione, linguaggio e ragionamento, tenendo conto della teoria della retrogenesi e delle memorie emotive e autobiografiche.
Vuoi anche tu portare questa strategia nella tua realtà?
Un approccio che mette la dignità e il benessere della persona prima di tutto, riducendo stress e migliorando la qualità della cura quotidiana.
Per info, programma dettagliato, costi e iscrizioni:
info@avoncellianita.it
www.avoncellianita.it
Corsi accreditati 50 ECM
I posti sono sempre limitati per permettere una reale condivisione.

Exposanità: Demenza, Metodo Montessori e tecnologia. Costruire insieme soluzioni realmente person-centred

 

Vi aspetto ad Exposanità

Negli ultimi anni, il tema dell’innovazione tecnologica applicata alla demenza ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito sanitario e sociosanitario. Tecnologie digitali, ambienti intelligenti e nuovi strumenti di supporto stanno aprendo scenari promettenti, capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con demenza e di sostenere il lavoro di caregiver e operatori.

Affinché questo potenziale possa esprimersi pienamente, è però necessario che la progettazione tecnologica mantenga uno sguardo costantemente orientato alla persona. È in questo spazio di riflessione e di incontro tra mondi diversi che si colloca il contributo che presenterò a Exposanità, dal titolo
“Demenza e Metodo Montessori: nuove opportunità per progettare tecnologie realmente person-centred”.

Il Metodo Montessori come risorsa per l’innovazione

Il Metodo Montessori applicato alla demenza offre un approccio capace di valorizzare le competenze residue, l’autonomia e il senso di appartenenza delle persone, anche nelle fasi di maggiore fragilità. Attraverso l’osservazione attenta dei contesti di vita e di cura, il metodo consente di leggere i bisogni quotidiani in modo concreto e non astratto, restituendo centralità all’esperienza della persona.

Questa modalità di osservazione rappresenta una risorsa preziosa anche per chi progetta tecnologie. I bisogni che emergono nei contesti reali di cura – orientamento, sicurezza, significato nelle attività, continuità relazionale, supporto all’autonomia – possono diventare indicatori utili per guidare scelte progettuali più aderenti alla vita quotidiana.

Dall’osservazione condivisa alla progettazione collaborativa

Nel contributo presentato a Exposanità, proporrò una riflessione su come i principi del Metodo Montessori possano dialogare con i processi di progettazione tecnologica, non in alternativa ma in integrazione.
L’obiettivo è favorire un passaggio dall’osservazione dei bisogni alla loro traduzione in linee guida progettuali, capaci di sostenere lo sviluppo di soluzioni flessibili, accessibili e realmente person-centred.

Quando professionisti della cura e aziende tecnologiche condividono linguaggi, tempi e obiettivi, la tecnologia può diventare un facilitatore, in grado di accompagnare le persone con demenza nelle attività quotidiane e di supportare chi se ne prende cura, senza sostituirsi alla relazione.

Un invito al dialogo tra mondi diversi.

La presentazione vuole essere soprattutto un invito al dialogo.
Il confronto tra esperienza clinica, pratica educativa e competenze tecnologiche rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per sviluppare soluzioni sostenibili e significative. Non si tratta di individuare un modello unico, ma di costruire insieme risposte che tengano conto della complessità dei contesti di cura.

Exposanità come spazio di incontro e co-progettazione

Exposanità offre un contesto privilegiato per questo tipo di confronto, mettendo in relazione professionisti, ricercatori e aziende impegnate nell’innovazione in ambito sanitario. Il mio contributo si inserisce in questo scenario con l’intento di valorizzare le sinergie possibili tra Metodo Montessori e tecnologia, promuovendo una progettazione che parta dalle persone e si sviluppi attraverso la collaborazione.

Progettare tecnologie realmente person-centred significa, oggi più che mai, lavorare insieme, integrando saperi ed esperienze diverse. È in questa direzione che si muove il mio intervento a Exposanità, con l’auspicio di contribuire a una cultura dell’innovazione condivisa e orientata alla qualità della vita.

Per info e contatti: https://www.exposanita.it/

Chiedimi chi sono stato. Emozioni, memoria e neurodegenerazione

In riferimento alla nuova pubblicazione

“Mente circolare. Emozioni, memoria e neurodegenerazione: ciò che siamo stati, ciò che torniamo ad essere”,

edizioni ANICIA: https://www.edizionianicia.it/prodotto/mente-circolare/

sono lieta di annunciare che a marzo 2026 prenderà avvio una nuova e completamente rinnovata formazione

in presenza dal significativo titolo:

Chiedimi chi sono stato.

Emozioni, memorie e neurodegenerazione

Un percorso intensivo pensato per accompagnare i professionisti verso una rivoluzione del proprio sguardo e, di conseguenza, del proprio modo di approcciarsi al mondo delle demenze.

Il corso, partendo dalle nostre esperienze più profonde e significative, ci condurrà dentro il tema — oggi più che mai attuale — dei disturbi neurocognitivi,  ma non solo, affrontandoli non come fenomeni che riguardano esclusivamente la popolazione anziana, ma come condizioni che coinvolgono fasce d’età sempre più giovani e diversificate.

Un percorso ricco, multidisciplinare e profondamente umano, pensato per fornire strumenti concreti, pratici, nuovi paradigmi interpretativi e una rinnovata sensibilità nel prendersi cura delle persone che vivono una condizione di demenza.

Il corso completo è in fase di accreditamento.

Il corso è a numero chiuso e prevederà una parte teorica conoscitiva e pratica attraverso attività mirate di relazione, condivisione, progettazione.

Sono previste importanti scontistiche per iscrizioni anticipate.
Per informazioni ed iscrizioni: info@avoncellianita.it

Mente circolare. Emozioni, memoria e neurodegenerazione.: ciò che siamo stati, ciò che torniamo ad essere

Mente Circolare.

Emozioni, memoria e neurodegenerazione: ciò che siamo stati, ciò che torniamo a essere

Il passato che cura il presente
Un nuovo paradigma per comprendere mente, memoria e neurodegenerazione
Con Mente Circolare, Anita Avoncelli compie un passo innovativo nella riflessione sul rapporto tra sviluppo, salute mentale e processi neurodegenerativi.
Un libro che rappresenta non solo un’evoluzione del suo percorso professionale, ma soprattutto un cambio di prospettiva: la cura – e ancor più la prevenzione – non si radica nel presente, ma inizia molto prima, nelle fondamenta della nostra storia personale e dell’umanità.
Accogliere questa visione implica porsi una domanda essenziale, che diventa chiave di lettura del testo:
Chi si è stati?
Solo interrogando le nostre origini possiamo comprendere ciò che siamo e ciò che potremmo tornare a essere.
La nascita di un nuovo sguardo
Il testo considera la salute come un processo circolare in cui le esperienze precoci, le relazioni e il contesto plasmano l’organismo, predisponendo non solo il comportamento e la personalità, ma anche la vulnerabilità a specifiche condizioni, dalle malattie neurodegenerative a quelle psichiatriche e autoimmuni.
L’autrice propone una lettura radicale: per comprendere ciò che accade alla mente che invecchia, occorre riconoscere ciò che quella stessa mente è stata.
Ogni individuo, nel suo percorso evolutivo, incorpora tracce che si riattivano e si trasformano lungo l’intero arco della vita.
Un viaggio tra scienza, relazione e storia personale
Prendendo avvio dalle radici della teoria dell’attaccamento di John Bowlby e dai contributi di Giovanni Liotti, il testo mette al centro l’essere umano nella sua progressione evolutiva: dagli albori della vita alle prime relazioni, dalla formazione delle memorie emotive all’emergere dell’adulto.
Il pensiero pedagogico di Maria Montessori diventa guida per comprendere quanto l’ambiente favorisca o ostacoli l’espressione delle potenzialità umane, mentre la teoria della retrogenesi di Barry Reisberg offre un ponte interpretativo sorprendente: nel processo degenerativo della mente, si percorrono a ritroso le tappe che hanno segnato la costruzione dell’identità.
Così, ciò che siamo stati diviene lente per osservare ciò che torniamo a essere.
Malattia, epigenetica e prevenzione relazionale
Mente Circolare esplora come stress cronico, storia personale ed epigenetica possano modulare l’espressività biologica, contribuendo al rischio di neurodegenerazione o malattia autoimmune.
Le dinamiche relazionali assumono un ruolo determinante: sistemi di sostegno e ambienti ricchi possono mediare l’impatto del disequilibrio, mentre contesti disfunzionali ne amplificano le conseguenze.
Questa visione sistemica non si limita alla comprensione della malattia, ma propone una concretezza preventiva: ciò che ereditiamo in termini di modelli relazionali diventa fattore predittivo del nostro futuro biologico.
Ciò che abbiamo appreso plasma ciò che saremo
Il libro suggerisce che la storia emotiva – personale, familiare e culturale – scrive memorie profonde che riemergono più avanti nella vita, specie quando la vulnerabilità biologica si manifesta.
Le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, ma anche alcune condizioni psichiatriche e autoimmuni, acquisiscono così un nuovo senso interpretativo: non solo patologie del presente, ma espressioni tardive di traiettorie inscritte molto prima.
Una proposta che unisce scienza e umanesimo
Con una scrittura accessibile ma rigorosa, Mente Circolare riunisce neuroscienze, psicologia, pedagogia e medicina evoluzionistica per offrire una visione integra dell’essere umano.
Il risultato è un invito a ripensare la cura a partire dalle sue origini, facendo della prevenzione relazionale un terreno fecondo su cui costruire salute e resilienza.
Perché ciò che abbiamo acquisito – modelli, esperienze, relazioni – non solo plasma ciò che siamo stati, ma determina profondamente ciò che diventeremo.
E, ancora una volta, la domanda centrale ritorna a guidarci:
Chi si è stati?
Solo da questa consapevolezza può nascere un futuro capace di integrare memoria, cura e trasformazione.
Una nuova collaborazione che dà vita a un progetto di visione e ricerca
Con profonda soddisfazione annuncio la mia nuova collaborazione con Anicia, casa editrice da sempre impegnata nella promozione della cultura educativa, psicologica e scientifica.
Un incontro di intenti e valori che ha reso possibile la pubblicazione di Mente Circolare. Emozioni, memoria e neurodegenerazione: ciò che siamo stati, ciò che torniamo a essere, un libro che segna un passo importante nel mio percorso professionale e umano.
La scelta di collaborare con Anicia non è casuale: la casa editrice condivide una visione dell’essere umano come realtà complessa e in evoluzione, in cui educazione, relazione e conoscenza si intrecciano.
Da questa comunanza di sguardo nasce un progetto che ambisce a unire scienza e umanesimo, teoria e vita, per offrire strumenti di comprensione e di prevenzione che guardano alla persona nella sua interezza.
Mente Circolare è il risultato di questo dialogo tra pensiero e pratica, tra ricerca e sensibilità clinica, tra radici e futuro.
Un testo che, grazie al sostegno di Anicia, si propone di portare la riflessione su emozioni, memoria e neurodegenerazione oltre i confini della clinica, verso una cultura della prevenzione e della consapevolezza.
Questa collaborazione rappresenta quindi molto più di una pubblicazione: è l’inizio di un percorso condiviso, volto a diffondere un nuovo modo di pensare la salute, la mente e la vita come processi circolari, in continuo movimento tra ciò che siamo stati e ciò che torniamo a essere.
Mente circolare su Casa editrice Anicia: https://www.edizionianicia.it/prodotto/mente-circolare/

Demenze. Quando i sintomi arrivano dal passato

Da oltre 25 anni mi occupo di malattie neurodegenerative, in particolare di demenze. Un percorso lungo, spesso doloroso, fatto di incontri, storie e sguardi che mi hanno insegnato quanto sia profondo e complesso il vissuto di chi affronta queste malattie — pazienti e familiari insieme.
Sì, la demenza è devastante. È una malattia che logora, che svuota, che lascia spesso senza parole. Non dà tregua né a chi la vive in prima persona, né a chi ogni giorno cerca di accompagnare, supportare, resistere. E tutto questo è reso ancora più difficile dal fatto che, ad oggi, non esiste una cura risolutiva. Solo accompagnamento, presenza, comprensione. E non è poco, se fatto davvero.
Quello che però mi addolora — e talvolta mi indigna — è vedere quanto ancora il sistema, in molti suoi aspetti, sia rimasto indietro. Come se fossimo fermi a 50 anni fa, quando la persona malata veniva guardata solo da un punto di vista sanitario, biologico, dimenticando che dietro una diagnosi c’è un universo umano, relazionale, emotivo, familiare.
Il lavoro che ruota attorno alla demenza ha bisogno di un cambio di paradigma. Servono sguardi nuovi, approcci sistemici, competenze aggiornate. E invece, troppo spesso, vedo realtà più interessate a mostrarsi che a prendersi davvero cura. A occupare spazi, piuttosto che occuparsi delle persone. La rappresentanza ha preso il posto dell’azione concreta.
Ci sono strumenti, modelli osservativi, pratiche evolute che esistono, ma che spesso non vengono neppure presi in considerazione. Perché? Perché non conosciuti. Perché non studiati. Perché non aggiornati.
Eppure da anni, come professionista e formatrice, cerco di trasmettere l’urgenza di un cambiamento: portare nella pratica clinica e assistenziale uno sguardo contemporaneo, multidimensionale, capace di riconoscere anche i segnali più precoci, quelli più sottili, ma fondamentali per una diagnosi tempestiva e un supporto più umano e competente.
Mi ha molto colpito, in questi giorni, un articolo uscito su Vanity Fair sulla storia di Bruce Willis e sulla sua diagnosi di demenza frontotemporale. Un racconto intimo e toccante, in cui sua moglie descrive i primi segnali insospettabili della malattia. Chi lavora con me lo sa: proprio quei segnali rappresentano uno dei temi chiave che porto nei miei percorsi formativi. Sono anni che insisto su quanto sia fondamentale riconoscerli, leggerli, comprenderli. Perché è lì, in quei segnali silenziosi, che si può fare la vera differenza.
Il primo sintomo (insospettabile) della demenza di Bruce Willis raccontato da sua moglie | Vanity Fair Italia: https://share.google/734nUv78NhJtH3dLD
Chissà che sia la volta buona. Che un volto noto possa davvero accendere una luce su ciò che tanti ancora ignorano.
Io continuerò a crederci. E a formare chi vuole davvero cambiare lo sguardo.

Presente alla 35ª Alzheimer Europe conference

UNA LETTURA INTEGRATA TRA NEUROSCIENZE, TEORIA DELL’ATTACCAMENTO E APPROCCIO PEDAGOGICO NELLA PREVENZIONE DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Con grande emozione desidero condividere con voi una notizia per me molto importante: la mia proposta è stata accettata alla prossima Conferenza sull’Alzheimer di Bologna dal tema: “Connecting science and communities: The future of dementia care”..
Un riconoscimento che sento profondo, frutto di anni di studio e ricerca spesso in solitaria, senza l’appoggio di fondazioni, ospedali o enti che spianano la strada.

È stato un cammino lungo e silenzioso, fatto di libri, incontri, osservazioni e riflessioni. Ho attraversato discipline diverse, dal mondo delle malattie psichiatriche a quello delle patologie neurodegenerative, con un filo conduttore chiaro: l’essere umano non può essere ridotto a compartimenti stagni, ma va visto come un tutto integrato.
Ogni emozione, ogni ricordo, ogni relazione entra in dialogo con il corpo e con i suoi ritmi più profondi, costruendo la nostra salute — o, talvolta, la nostra fragilità.

Nel viaggio della vita, i legami più precoci plasmano l’architettura della mente e continuano a vivere dentro di noi. La scienza oggi ci conferma che queste esperienze iniziali hanno un potere duraturo: possono renderci più vulnerabili oppure più resilienti di fronte a malattie come l’Alzheimer.

Il concetto di mente circolare, illuminato dal fenomeno della retrogenesi, ci insegna che la neurodegenerazione non è soltanto perdita: è anche un ritorno, una riconnessione con le radici più profonde di ciò che siamo stati.

La mia presentazione a Bologna vuole portare proprio questa visione: integrare neuroscienze, teoria dell’attaccamento e approccio pedagogico nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.
Perché solo uno sguardo sistemico e umano insieme può aprire nuove strade nella comprensione e nel prendersi cura.

Condivido questo traguardo con gratitudine e speranza, perché ogni passo avanti non è mai soltanto personale, ma un invito collettivo a guardare più in profondità.

Per tutti i  dettagli: https://www.alzheimer-europe.org/news/join-us-35th-alzheimer-europe-conference-bologna?language_content_entity=en

Guarda il video “Alzheimer Europe conference video for closing ceremony – welcome to Bologna!”: https://www.youtube.com/watch?v=oghB0JVyP7I

Montessori e demenza: un incontro possibile tra neuroscienze, cura e dignità

Prendersi cura di una persona affetta da demenza è una delle sfide più complesse – e insieme più umane – della nostra epoca. Le neuroscienze ci restituiscono una comprensione sempre più profonda dei meccanismi che governano il decadimento cognitivo; allo stesso tempo, la clinica quotidiana ci ricorda che dietro ogni diagnosi c’è una persona, con la sua storia, le sue emozioni e le sue capacità residue.

In questo contesto, il metodo Montessori – originariamente sviluppato per l’infanzia – si rivela sorprendentemente efficace anche nella cura dell’adulto fragile. Applicato alla demenza, non è semplicemente un insieme di tecniche, ma un cambio di paradigma: non più agire “sulla” persona, ma “con” la persona, stimolandone l’autonomia, il senso di sé, la partecipazione attiva.

È da questa visione integrata che nasce il corso “Montessori abbraccia le Demenze”, un percorso formativo che unisce basi scientifiche solide e strumenti operativi immediatamente applicabili nella pratica quotidiana. L’obiettivo è formare professionisti capaci di unire sapere teorico, competenza tecnica ed empatia relazionale.

Un percorso che unisce teoria e pratica

Il corso è articolato per offrire una progressione logica delle competenze, dalla conoscenza dei fondamenti neuropsicologici della demenza, fino alla progettazione di interventi personalizzati basati sul metodo Montessori.

Si parte dai concetti di retrogenesi – cioè la regressione delle funzioni cognitive in ordine inverso rispetto allo sviluppo – e si prosegue con l’esplorazione dell’epigenetica e dei fattori ambientali che influenzano memoria e comportamento. Queste basi scientifiche sono costantemente collegate a casi clinici reali, con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a leggere i comportamenti dei pazienti non solo come “sintomi”, ma come espressioni di bisogni, emozioni, vissuti.

Attraverso un modulo dedicato al metodo Montessori per l’adulto fragile, si esploreranno strumenti concreti per creare ambienti e attività che favoriscano l’autonomia e il senso di competenza, anche in fasi avanzate della malattia. Non mancherà infine un approfondimento sulle competenze relazionali: perché una comunicazione empatica, basata sull’ascolto e sull’accoglienza, può prevenire molti dei comportamenti disfunzionali spesso trattati solo farmacologicamente.

A chi si rivolge

Il corso è rivolto a tutti i professionisti del sanitario che, a vario titolo, si prendono cura di persone con demenza: medici, infermieri, psicologi, educatori, OSS, assistenti sociali, terapisti, ecc. Ma è anche un’occasione per chi desidera aggiornarsi, mettersi in discussione, e arricchire il proprio bagaglio con una visione nuova della cura.

Un investimento formativo, umano e professionale

Iscriversi a “Montessori abbraccia le Demenze” significa scegliere un approccio evidence-based, fondato su dati scientifici ma fortemente orientato alla pratica. Significa imparare a costruire interventi su misura, capaci di restituire dignità, motivazione e qualità di vita alla persona con demenza. E significa anche offrire supporto concreto ai caregiver, spesso invisibili protagonisti di una cura quotidiana tanto faticosa quanto necessaria.

Il corso riconosce 50 crediti ECM per le professioni sanitarie, inclusi gli educatori iscritti agli elenchi speciali. Ma, soprattutto, riconosce il valore di un sapere che mette insieme cervello e cuore, competenza e relazione.

Trasforma il tuo modo di curare la demenza.
Porta nella tua pratica quotidiana un metodo che unisce neuroscienze, approccio educativo e profonda attenzione alla persona.

📩 Per informazioni, costi e iscrizioni:
info@avoncellianita.it